La capitale dell' Afghanistàn, un tempo giardino rigoglioso, respira ora il profumo di terra arida in cui vige solo la regola della sopravvivenza.
Una città che si sta risvegliando, dopo un ventennio di occupazione russa e di sanguinose guerre con Talebani e Mujaidin che ha lasciato tracce esplose e inesplose ovunque, dalle carcasse dei carri armati ai corpi degli uomini mutilati dalle 12000 mine ancora da disinnescare.
Un fiume ridotto a un rigagnolo ospita ora la discarica della città, e quell'odore di terra acida si fa insopportabile quando tira il vento caldo e una nuvola di polvere cambia colore al cielo.

Kabul vive ora la sua rinascita, alla velocità del progresso di due secoli fa, sotto la guida dei signori dell' oppio, unica vera risorsa di uno stato desertico.


 
 
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